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Un desiderio inascoltato di senso

Proteste diffuse tra i giovani, ma spesso senza nessuno in ascolto.

Sono giornate di grandi mobilitazioni di ragazze e ragazzi, nelle città italiane, in tante città europee. In Serbia e in Brasile, attraverso il voto, hanno rigenerato speranza. Nonostante i martellanti tentativi del Governo Meloni e dei media al seguito di criminalizzarle, per inaccettabili vigenze di pochi, sono ondate di presa di coscienza e di sana rivolta contro la rassegnazione, il rattrappimento nella solitudine disperata. La Politica, per ritrovare la sua missione, deve ascoltare, dialogare e coinvolgerli per costruire risposte.

Trascrivo qui sotto l’articolo della prima pagina del 1° novembre 2026 dell’Osservatore romano. Merita lettura e riflessione.

“Le proteste studentesche, dall’Italia alla Francia come in tanti altri Paesi, rivelano anche un desiderio profondo di senso, appartenenza e futuro.

Ma chi veramente si mette in ascolto?

Si può essere favorevoli o contrari alle manifestazioni che come ogni autunno, tornano a riempire le piazze europee. Ma una cosa va detta: se nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle macchine che volano, delle conquiste tecnologiche e delle infinite possibilità di comunicazione tanti giovani, dalla Francia all’Italia, dalla Serbia al Portogallo, senza peraltro considerare quelli che l’anno scorso sono scesi in piazza in Madagascar, Nepal, Indonesia, Filippine o Messico, continuano a, tanti esprimere un disagio, significa che qualcosa abbiamo sbagliato.

E allora oggi ce lo chiediamo. Come mai la Chiesa non ha intercettato queste esigenze, individuali e collettive? Dove hanno mancato la famiglia, la scuola, la politica, la società? Chi ascolta questi ragazzi quando tornano a casa e spengono i telefoni? Hanno spazi comunitari in cui dialogare, incontrarsi? Cosa offriamo loro?

Al fine di dare una nostra interpretazione, andando più in là della cronaca degli scontri, delle condanne e delle facili generalizzazioni, ci siamo impegnati in quella che Aldo Moro chiamava ‘l’intelligenza degli avvenimenti’, cercando e sentendo varie voci.

Perché dietro il disagio, la rabbia e il disorientamento – sicuramente non dietro la violenza ingiustificata – può nascondersi un desiderio inascoltato di senso, appartenenza e futuro. E accanto a chi distrugge ci sono tanti giovani che, silenziosamente, costruiscono.

Forse il primo passo è tornare a credere in loro“.

Immagine di copertina: RaiNews Credits