Dissentiamo sulla necessità di ulteriori spese per le armi. Ma era anche necessario finanziarle a debito? No. È stata una scelta politica.
Ieri la Camera, su proposta del Governo Meloni e del Ministro Giorgetti, ha autorizzato la richiesta all’Ue di utilizzare la “clausola di salvaguardia”. Vuol dire fare ancora altro debito pubblico. Altri, 35 miliardi: 21 per spese aggiuntive in armamenti; 14 per investimenti sulle energie rinnovabili. Qui, lasciamo stare gli impieghi delle risorse da raccogliere. Assumiamo la visione del Governo Meloni: sono spese necessarie. Bene. Anzi, no. Dissentiamo sulla necessità di ulteriori spese per le armi. Ma era anche necessario finanziarle a debito? No. È stata una scelta politica. Una scelta politica di segno classista. Implica ulteriore impoverimento del lavoro e ulteriore arricchimento dell’aristocrazia industriale e finanziaria, come da codice genetico della destra. Infatti, i maggiori debiti li ripagheranno in larghissima misura lavoratori e lavoratrici con tasse aggiuntive più o meno nascoste e soprattutto con tagli al welfare e al funzionamento delle già malmesse amministrazioni dello Stato. I maggiori profitti dalla produzione di armi gonfieranno ancor di più i portafogli dei signori. Insomma, l’Europa della guerra permanente è un buon affare: per loro.
Si poteva percorrere un’altra strada, in linea con la Costituzione. Si poteva prelevare una frazione dei mega-dividendi distribuiti negli ultimi anni dalle imprese quotate a Milano. Dal 2022, i aumentano a tassi record, come e più di quanto avviene, in media, in ogni borsa. Nel primo trimestre del 2026, l’incremento è stato del 13,6% rispetto all’anno precedente, 8 miliardi in più in confronto al dato già eccezionale del 2025 (fonte: Vanguard, Global Payout Pulse T1). I beneficiari sono azionisti delle imprese dell’energia, della finanza e della farmaceutica, della difesa. In particolare, “Le principali banche italiane macinano maxi profitti. Nel primo trimestre, l’utile netto cumulato delle 5 big ha raggiunto 7,5 miliardi con un incremento del 10,4% rispetto all 2025” (il Sole 24ore, 13/5/26). Sono risultati eccezionali. L’andamento è stato confermato da Vanguard anche per il secondo trimestre dell’anno in corso. In Italia, in un contesto segnato da una crescita del Pil nominale intorno al 3%, ampliano la trentennale forbice tra redditi da lavoro in caduta e profitti in ascesa, nonostante l’anemia della produttività. Per affrontare la patologia, si dovrebbe sostituire la tassazione vigente sugli utili d’impresa con un sistema duale (dual income tax): un aliquota, finanche inferiore a quella vigente, per gli utili ordinari; un aliquota maggiore per gli utili extra-ordinari. Una tale riforma porterebbe nelle casse del Tesoro miliardi in più all’anno. Consentirebbe di fare maggior deficit a breve per sconti significativi su energia e carburanti e, soprattutto, ristrutturarne la tassazione. Gli effetti negativi su indebitamento e debito pubblico verrebbero compensati, dal 2027, dalle maggiori entrate.
In sostanza, le risorse ci sono. È assente la volontà politica di difendere gli interessi dei lavoratori e delle famiglie in difficoltà. La “meglio classe dirigente” accusa lestamente di “populismo” chi osa evidenziare l’alternativa tra cannoni e burro. In effetti, hanno trovato la soluzione facile facile per evitarla: fare più debito pubblico. Oggi, non paga nessuno.