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“Attivismo cyber e valorizzazione dei social fondamentali nella vittoria di Lula in Brasile”, intervento di Luciano Cerasa

Il team di Lula ha capito che per disorientare e battere l’algoritmo serviva moltiplicare i centri operativi dai quali partivano i messaggi alla popolazione, una vera e propria “guerriglia digitale” come è stata definita, ingaggiata su X, Facebook, Instagram, WhatsApp e Telegram.

Il successo della campagna elettorale per la riconferma  di Luiz Inacio Lula Da Silva alla guida del Brasile è il risultato di uno straordinario mix di innovazione e riscoperta di mezzi tradizionali. La messa in campo di una strumentazione classica della comunicazione politica sul territorio, che sembrava definitivamente finita in soffitta con l’avvento dello strapotere degli algoritmi e che aveva già fatto vincere il sindaco di New York, è stata affiancata a campagne social che hanno rotto tutti gli schemi precedenti.

I due veri e propri record nella storia dello Stato democratico brasiliano, la rielezione al secondo turno recuperando uno svantaggio tradizionalmente incolmabile e il quarto mandato alla presidenza, sono stati conseguiti sulla ponderata individuazione di 5 piani di intervento.

Il primo è la straordinaria mobilitazione nelle piazze di milioni di militanti a sostegno di Lula in una misura ben superiore al turno elettorale precedente che aveva visto il presidente uscente  finire dietro per diverse lunghezze allo sfidante Flavio Bolsonaro. Il secondo, strettamente correlato al primo, è il gigantesco  “porta porta” organizzato dagli attivisti del Partito dei Lavoratori, dai giovani scesi in piazza in massa a sostegno di Lula, delle donne.  Sui loro piedi sono potuti arrivare nelle case di milioni di brasiliani gli slogan della campagna e le ragioni della mobilitazione contro la destra più di quanto potesse filtrare in Tv e sui social, strettamente presidiati dai bolsonaristi e dal controllo dei grandi network statunitensi.

In questo secondo turno i responsabili della propaganda elettorale di Lula hanno puntato su altre tre azioni che hanno fatto la differenza nelle urne. La tradizionale base elettorale del nordest del Paese non è stata data per acquisita ma è stata oggetto di una forte mobilitazione che ha portato il consenso per il candidato della sinistra in quest’area dal 50 al 70%. Nel contempo  non si è rinunciato ma si è al contrario rafforzata l’attività di raccolta dei consensi anche nei quartieri tradizionalmente di destra e nella stessa Rio de Janeiro, dove una percentuale decisiva di elettori hanno risposto positivamente  all’appello e alle ragioni di Lula, fortemente ancorate ai temi sociali.

L’offensiva digitale contro la rielezione del presidente brasiliano è puntualmente arrivata da X di Elon Musk e da Meta di Mark Zuckerberg, capitanata dal capo del reparto “lavori sporchi” di Donald Trump, Steve Bannon. “In Brasile ripeteremo   il miracolo con cui abbiamo portato Donald alla Casa Bianca” preannunciava il vate dei Maga,  specializzato nella scienza della manipolazione di massa a mezzo social.

Milioni di brasiliani sono stati così profilati perché ancora indecisi e in base non solo alle loro opinioni politiche e alle loro reazioni agli avvenimenti di cronaca e sociali, ma anche per i loro gusti culinari, le tendenze sessuali, la loro fede calcistica, oltre ovviamente la fede religiosa, fattore determinante nel continente Latino americano e l’età anagrafica. Individuato con un algoritmo il target, la popolazione prescelta è divenuta il bersaglio di migliaia di “Bot”, profili social falsi che agiscono su input di meccanismi automatici, al quale è stato affidato il compito di riempire le bacheche di fake news e attacchi emotivamente coinvolgenti, fatti per arrivare alla pancia degli elettori e strizzare loro le budella fino all’indignazione.

Il team di Lula ha capito che per disorientare e battere l’algoritmo serviva moltiplicare i centri operativi dai quali partivano i messaggi alla popolazione, una vera e propria “guerriglia digitale” come è stata definita, ingaggiata su X, Facebook, Instagram, WhatsApp e Telegram. La campagna di Lula si è così incanalata e diramata in migliaia di micro-comunità autogestite direttamente dai sostenitori, sulle quali era difficile concentrare le shit storm dei bot e che ribattevano alle fake news in tempo reale, bypassando i filtri e i veri e propri boicottaggi informatici messi in atto, senza troppi scrupoli, dalle grandi piattaforme contro le pagine ufficiali.

Il secondo elemento che ha invertito le previsioni di una facile vittoria da parte dei signori delle piattaforme e dei loro mandanti è stato il cosiddetto “Fattore pop”, alla conquista di TikTok e Reels con cui la sinistra brasiliana ha abbandonato il vecchio linguaggio sindacale per adottare  lo “slang” e la grammatica della musica e dei gesti dei giovanissimi e delle favelas. Lula, uno di noi.