Da tre anni proponiamo una dual income tax per tassare, secondo regole chiare e discusse pubblicamente, i profitti superiori all’ordinario.
Il governo Meloni-Giorgetti esprime una cultura economica corporativista. Vede la società come una giustapposizione di corporazioni: dalle più forti —i banchieri, i petrolieri, i produttori di armi, ecc— alle più deboli —i camionisti, gli ambulanti, i tassisti, ecc. La politica fiscale non ha a riferimento la persona fisica o giuridica, non segue i principi costituzionali, in primis la progressività. È frutto di provvedimenti ad hoc, contrattati con i capi della singola corporazione: un contributo di solidarietà ieri da una; un price cap oggi da un’altra; un altro contributo di solidarietà domani da quella di ieri o da altra corporazione rigonfia di profitti. Non vi sono criteri per la misura dell’intervento. Dipende esclusivamente dai rapporti di forza e dalla disponibilità al voto di scambio finanziario-elettorale.
Da tre anni proponiamo, anche sulle pagine dei nostri profili sociali, una dual income tax per tassare, secondo regole chiare e discusse pubblicamente, i profitti superiori all’ordinario, stratosferici negli ultimi 5 anni, larghissimamente distribuiti agli azionisti, concentrati in alcuni settori (bancario, assicurativo, energetico, della difesa, dell’hi-tech, della farmaceutica, ecc), ma differenziati e presenti a macchia di leopardo nell’intera economia.
In un ambiente politico corporativo, senza principi di giustizia fiscale, arbitrario e opaco nel comportamento dei policy-maker, anche le corporazioni più grasse si ribellano. La posizione risentita, espressa dal Ceo di Bancaintesa, è conseguente alla logica della trattativa privata.
Ps: il livello ordinario, come da Dlgs 18/12/1997 n. 466, Art 1, c. 2, abrogato dal governo Berlusconi-Tremonti nel 2004, può essere definito in riferimento ai rendimenti finanziari medi dei titoli obbligazionari pubblici, aumentati in considerazione del rischio di impresa.