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Credibilità e “fiducia”

Le opposizioni attaccano, giustamente, nel merito il “Melonellum”. Tuttavia, quasi tutte devono rimuovere il gravissimo vulnus alla democrazia inflitto dalla “fiducia”.

L’apposizione del voto di fiducia sul Disegno di Legge per il sistema elettorale da parte del Governo Meloni è un comportamento politico sostanzialmente eversivo dell’anima costituzionale delle democrazia. Sono le regole del gioco. Le più sensibili. L’architrave. Come le revisioni della Costituzione. Dovrebbero essere largamente condivise, almeno con una parte significativa delle minoranze. Invece, l’imposizione del voto di fiducia indica il timore, fondato, che il decisivo provvedimento sia privo finanche della maggioranza minima.

Le opposizioni attaccano, giustamente, nel merito il “Melonellum”. Tuttavia, quasi tutte devono rimuovere il gravissimo vulnus alla democrazia inflitto dalla “fiducia”.

Il Pd e i suoi fratelli centristi non possono parlare. Il primo a commettere il crimine politico è stato il suo ex Segretario, l’intramontabile stella del “riformismo” italico e internazionale, Matteo Renzi (per l’Italicum, Aprile 2015), poi seguito da Paolo Gentiloni (per il Rosatellum, Ottobre 2017). Anche così, la democrazia costituzionale si svuota e avanza la deriva autocratica. Anche così, si aggrava la carenza di credibilità morale, oltre che politica, dell’alternativa alla “svolta autoritaria”. Riconoscere i propri, gravi, errori non colma il deficit, ma è condizione necessaria per ridurlo. Certo, celebrare i responsabili degli atti come “valore aggiunto” per la costituenda colazione progressista non aiuta.

Ps: Ero ancora in Parlamento allora e, con pochi altri del PD, espressi pubblicamente, non soltanto nel voto segreto, il no alle due violazioni dei fondamenti della democrazia costituzionale, oltre che alla “fiducia”