Incontro con Antonio Castronovi

 

Antonio Castronovi è un ex-dirigente della Cgil del Lazio, organizzazione nella quale ha avuto diversi incarichi.

In particolare, è stato Responsabile del Progetto sulle Politiche urbane della CGIL di Roma e del Lazio. Per l’Ediesse ha pubblicato il saggio Il lavoro tra globalizzazione e bene comune (2007) e ha curato i volumi: Le periferie nella città metropolitana (2008) e Un futuro per Roma (2009). È coautore del libro Modello Roma. L’ambigua modernità, edizioni Odradek (2007).

Abbiamo voluto discutere con lui del suo articolo pubblicato dal sito Comune-info “Dove comincia la fine delle città“.

Ci è sembrato un articolo utile a definire un Progetto per Roma, fare uscire il dibattito a sinistra dalle secche del politichese ed “andare – per così dire – ai fondamentali”.

All’incontro hanno partecipato 10 persone.

Dopo l’introduzione di Antonio che ha illustrato i principali contenuti del suo articolo, ed in particolare l’ipotesi di una diversa configurazione istituzionale di Roma capitale, gli interventi hanno toccato diversi temi:

  • per superare la realtà a spicchi e disomogenea, con settori sociali che non sono facili da amalgamare, della suddivisione degli attuali Municipi, occorre creare una suddivisione a cerchi concentrici, una “Piccola Roma” all’interno dell’anello ferroviario o del GRA (divisa in municipalità con reali poteri) e le realtà esterne da trasformare in altrettanti comuni riuniti in una Città-Regione, la “Grande Roma” con poteri di una vera e propria Regione, superando la configurazione della stessa Regione Lazio;
  • è stato richiamato al riguardo un progetto del Ministro Boccia di cui però si sono perse le tracce;
  • occorre seguire gli esempi:
  1. del Grand Paris che è ritenuto in Francia un progetto urbano di tale importanza e portata innovatrice da aver comportato la designazione di un Segretario di Stato ad hoc;
  2. del Greater London che costituisce un’entità territoriale separata, equiparabile alle otto regioni del Regno Unito. La Greater London comprende oggi 32 Boroughs (quartieri) e la City;
  3. di Berlino che è allo stesso tempo una città e un Land, una Regione, dello Stato federale. Essa ha, dunque, la configurazione di una “città-stato”. L’amministrazione si suddivide in amministrazione centrale e distrettuale. I distretti – l’equivalente dei nostri Municipi – godono di ampia autonomia finanziaria;
  • tutte questa capitali godono di finanziamenti speciali e adeguati a differenza di Roma le cui risorse sono state ridimensionate negli ultimi anni. Roma Capitale dispone di 613 euro per abitante per la spesa finale (4,6 miliardi di euro), nel 2018 ha gestito 49 milioni di passeggeri transitati nei due scali della Capitale e dispone di soli 60 chilometri di metropolitane; Roma ha quasi 9000 chilometri di strade da manutenere (per asfaltatura, per le buche, per le alberature, per lo sfalcio del verde, i rifiuti e le pulizie). Per ogni chilometro di strade per la manutenzione sono destinate 122 mila euro, ossia 15 volte meno di Milano, le strade di Roma Capitale sono 5 volte più estese in proporzione agli abitanti;
  • Roma ha un debito straordinario di 13 miliardi e un debito ordinario di più di un miliardo di euro, il Comune deve sostenere 45 mila dipendenti tra dipendenti capitolini e aziende partecipate;
  • soltanto nel 2017 ci sono state nella capitale quasi 5 manifestazioni al giorno inoltre sono arrivati 46 Capi di Stato e 43 Capi di Governo stranieri (con tutte le ripercussioni sulla mobilità urbana) ognuno con relativo seguito e tutti con i conseguenti problemi di ospitalità, traffico e sicurezza. Va poi ricordato che Roma è in realtà una doppia capitale (per la presenza dello Stato del Vaticano);
  • la nostra città, come gli altri comuni, ha le mani legate dal Patto di stabilità interno. Mentre il Patto di stabilità per gli stati nazionali è stato sospeso in seguito al Covid-19, tale sospensione non c’è stata per gli enti locali;
  • rispetto alla costituente per Roma proposta da Antonio si è discusso su come far partecipare gli abitanti delle periferie;
  • è stata richiamata l’esperienza della carovana delle periferie che aveva consentito incontri, manifestazioni, dibattiti sui problemi delle periferie stesse;
  • i “vuoti urbani” che caratterizzano il territorio estesissimo della nostra città devono diventare uno dei punti centrali da cui partire. Tali vuoti, infatti, sono spesso occupati o da campi Rom o dalle 300 baraccopoli presenti in città che rappresentano un problema non solo di equità sociale ma sono fonte di tensioni continue con gli abitanti dei quartieri limitrofi. In alcuni casi questi vuoti sono utilizzati per il deposito di rifiuti speciali con roghi malsani. Tali vuoti dovrebbero essere utilizzati non solo per parchi ma per un’agricoltura urbana (orti, giovani contadini, …). Serve però un rigoroso controllo pubblico;
  • vanno promossi dei veri e propri Consigli di quartiere da eleggere superando i Comitati spontanei, dando a loro la gestione dei beni comuni, promuovendo una democrazia diffusa, articolata;
  • queste misure vanno inserite in una politica complessiva per una trasformazione ecologica della nostra città che sappia coniugare difesa dell’ambiente con creazione di lavoro di qualità, interventi per garantire il diritto alla casa;
  • Roma è la città che ospita 44 università tra pubbliche, private e confessionali, il CNR e altri centri di ricerca pubblici e privati. Le tre università pubbliche (La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre) sono frequentate da 180 mila studenti. Il rapporto tra Roma, l’università e i centri di ricerca sarà molto importante in futuro soprattutto per le grandi questioni come il riassetto urbanistico, l’economia della cultura, la green economy, la riforma degli assetti istituzionali, il trasferimento tecnologico, la creatività giovanile, il rinnovamento della didattica nelle scuole, la sfida della interculturalità;
  • si è poi sviluppata un’analisi critica al “modello Roma” di veltroniana memoria. Il suo fallimento ha portato alla vittoria di Alemanno 2008. Da allora anche in seguito all’esperienza della giunta Marino, dal PD non è venuta nessuna revisione critica. Le centralità urbane non hanno funzionato. Si sono ridotte a Centri commerciali come a Ponte di Nona e alla Bufalotta. Non c’è stato il rilancio della città pubblica ma la privatizzazione di larga fetta del suo territorio permettendo grandi cubature ai privati in lande deserte prive della presenza di qualsiasi istituzione pubblica;
  • altro fenomeno richiamato, quello della gentrificazione di interi quartieri popolari anche con la concessione nell’ambito della Roma barocca di licenze commerciali di qualsiasi tipo. La Grande Bellezza è stata distrutta a favore di una Grande Bruttezza;
  • da un esponente di Italia Nostra dei Colli albani è stata denunciata la speculazione del nuovo ghetto urbano di Santa Palomba autorizzata dalla Raggi, e da lei definito “quartiere modello”, che peserà sulle strutture dei comuni limitrofi aggravando il disagio per la mobilità e i servizi pubblici;
  • di fronte al fallimento di tutte le forze politiche, dal Pd ai 5 stelle, alla stessa sinistra radicale, manca un progetto politico complessivo per la città. Non c’è da aspettare un salvatore, un candidato sindaco che risolva questo problema. Tale vuoto potrebbe essere all’inizio almeno riempito da associazioni e intellettuali. I meritevoli comitati di base e associazioni non possono continuare ad intervenire solo su un singolo problema per quanto degno di impegno e attenzione, serve una costituente che metta insieme tutte le energie della città per elaborare un Progetto per ricostruire Roma;
  • si è proposto di fare un salto di qualità proponendo una convention a settembre a partecipazione aperta (si è detto, da San Egidio a RomaVentuno di Fassina passando per il gruppo di Smeriglio, ecc …) senza precostituire uno sbocco preciso se non quello di confrontarsi sulle idee e sul progetto, dove ognuno si riserva di fare le proprie scelte future senza vincoli;
  • si è comunque rilevato come è necessario muoversi su due binari, quello della progettualità e quello delle mobilitazioni su problemi specifici ed unificanti come scuola, salute, mobilità.

 

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