EUROPA, GLI SCRICCHIOLII SONO ORMAI VISTOSE CREPE

Sono anni che, da ambo gli schieramenti e compresi i 5 stelle, giungono perplessità, scetticismi e critiche sull’Europa. Nessuno vuole contestare la libera circolazione delle persone o l’assenza di una dogana (Schengen), ci mancherebbe. Il problema sotto la lente è quello della moneta unica, il funzionamento dell’Eurozona, ed in particolare il ruolo della banca centrale, la BCE.

Siamo stati catapultati nell’ennesima crisi nella crisi, ed ecco sbucare, all’improvviso, come funghi, i Keynesiani, ovvero coloro i quali ritengono che lo Stato debba sostenere la domanda aggregata per consumi tramite il sostegno diretto dell’economia, espandendo la spesa pubblica in deficit. Molti di noi diranno finalmente, era ora. Ma questa pandemia, con l’improvvisa sospensione del Patto di stabilità – mossa davvero inattesa, solo poche settimane fa – non fa che dimostrare l’ipocrisia di fondo di tutti gli idolatri del libero mercato e dell’egemonia neoliberista, che fino a ieri premevano per la riduzione della spesa pubblica ad ogni costo, a scapito dell’occupazione, della ricerca e della qualità dei servizi, partendo dall’assunto tutto da dimostrare (???) che il mercato da sé avrebbe provveduto ad un’equa allocazione delle risorse e della ricchezza (ad oggi sappiamo invero che la distribuzione delle ricchezze è molto più diseguale di prima della crisi del 2007/8, segno che la crisi non l’hanno pagata tutti).

L’ipocrisia emerge proprio dall’improvvisa riscoperta dello Stato nazionale, della quale pure ci rallegriamo. Abbiamo misurato, nei primi giorni di marzo, tutta la lentezza e la difformità di vedute e di approcci ad una questione estremamente urgente e perniciosa come lo scoppio di una pandemia.

Contrariamente all’Italia, primo paese europeo colpito dalla diffusione del virus, la maggior parte dei paesi europei ha minimizzato a lungo la portata del fenomeno, sostenendo il mantenimento della normalità e di tutte le attività economiche ed umane; addirittura il premier inglese Boris Johnson ha inizialmente dichiarato pubblicamente al suo popolo :”preparatevi a perdere i vostri cari”. Con una spietatezza umana che mai ci saremmo immaginati, anteponendo culturalmente l’economia alle vite umane. Poi a conti fatti, tutti, uno dopo l’altro, hanno fatto retrofront.Troppo alto il costo in vite, troppo rischioso mettere così in affanno i sistemi sanitari nazionali, una delle cose che in quest’Europa sono più distanti tra loro e dall’essere armonizzati. Resta più di un’ombra su come tuttora la Germania calcoli i morti causati dal bormo, e la solidarietà europea ha, non a caso, tardato ad arrivare.

Inizialmente l’UE traccheggia, vengono negati gli aiuti. La Germania trattiene 800.000 mascherine. Nessun aiuto all’Italia. Clamorosa l’eco delle frasi del 12 marzo di Christine Lagarde: “Esistono altri attori per questo ruolo, non è compito della BCE abbassare gli spread tra i titoli di Stato dei singoli Paesi”. Ecco fatto: improvvisa fuga dai titoli di Stato italiani e la borsa di Milano che registra la peggior perdita di sempre nella storia. Il meccanismo è chiaro: se chi dirige l’Europa specifica di non sentirsi in dovere di difendere l’Italia, gli investitori si preoccuperanno e gli speculatori sposteranno somme ingenti di denaro scommettendo sul crollo dell’Italia. Cambio repentino delle aspettative, grande incertezza e legge della domanda e dell’offerta che fa il resto. Et voilà! I BOT diventano titoli meno sicuri, e per essere smaltiti sul mercato debbono offrire un rendimento più alto: quel rendimento è il tasso d’interesse che pagano. Maggiori interessi passivi sul debito pubblico che andranno a detrimento, direttamente o indirettamente, della spesa per servizi, welfare, sicurezza. Non è uno scivolone, quello della purista Lagarde. E’ una mossa precisa, che equivale a negare ogni sostegno anche “nella psicologia dei mercati” per aiutare l’Italia. E’ un colpo che equivale ad appendere un peso ad un piede di un uomo che rischiava già di affogare. Però i mercantilisti, come sempre, sottovalutavano i costi politici e l’effetto domino su tutte le economie europee che quell’accoltellamento dell’Italia avrebbe significato. Basti dire che è intervenuto pesantissimamente il mite, europeista, pacifico Presidente Mattarella. Discorso chiaro.

Dunque il retrofront esprime una valutazione utilitaristica, di merito, nella tutela degli altri paesi europei. Non una folgorazione ed il subitaneo ritrovamento di un sentimento di solidarietà. Tutte le seguenti mosse, dalla difesa dei titoli italiani fino alla sospensione del patto di stabilità, sono unicamente una scelta di comodo contingente, che nulla a che vedere con la messa in discussione dell’impianto tecnico-burocratico ed economico dell’Eurozona, sebbene il dibattito impazzi –com’è sacrosanto che sia, date le aspre contraddizioni – nei consessi accademici e in misura crescente anche nell’opinione pubblica. Dunque, il coronavirus cristallizza una clamorosa evidenza, che si staglia alla luce del sole: il re è nudo. Questa è un’Europa che compete al suo interno, coopera molto poco. E principalmente per vantaggio. Un sentimento di fratellanza a quanto pare non esiste. Ma già lo spiegava benissimo Stiglitz nel suo libro “L’euro” del 2015, all’indomani della resa greca nelle contrattazioni con Bruxelles. Egli narra con sgomento come, quando si recò da esperto economico a conferenziare con capi di Stato di paesi del Nord Europa, questi non mossero un dito dinanzi al suo racconto circa l’ingiustizia e la ferocia della crisi greca, l’esplosione dei numeri della disoccupazione in Spagna ed in Italia, l’aumento dei suicidi che la crisi e l’assenza di lavoro avevano portato. Costoro, di tutta risposta, scrollarono le spalle, con un approccio moralistico e non senza un certo altezzoso senso di superiorità. Replicarono che nei paesi del Sud dell’Europa la gente è pigra, avevano paesi inefficienti e si erano indebitati troppo in passato, quindi era giusto che pagassero la crisi. Come se le scelte di politica economica degli ultimi 30 anni le avessero fatte gli operai di 24 rimasti senza lavoro, e come se effettivamente tutto quello che loro credevano circa l’economia fosse vero, con sprezzo, con giudizio irremovibile e severo, e soprattutto senza far trasparire umanità né un briciolo di empatia. Se questo è il sentiment prevalente in Europa, non si capisce cosa noi ci si stia a fare. E’ evidente che oggi l’Europa produce leggi in uno spazio più ampio della solidarietà tra i popoli sotto la stessa egida economica. Impossibile armonizzare tutte le leggi economiche tra paesi così diversi anche culturalmente. Se non si avvertono sentimenti di amicizia e fratellanza verso altri popoli, non v’è il desiderio di andarsi incontro, allora non v’è ragione perché si stia tutti sotto una medesima sovranità, men che meno se questa è basata sulla concorrenza muscolare, sul libero mercato ed a volte sulla slealtà morale. E’ evidente che si finisce per gongolare del proprio avanzamento anche a scapito delle altrui disgrazie. Il virus però è causa comune, e allora si riesce a ragionare e a tornare sui propri passi. Ma la cultura espressa è quella delle reazioni a caldo, non quelle delle ponderate repliche dell’indomani.

Mi viene da ridere a pensare a tutte le persone che hanno difeso l’Eurozona (che non è l’UE!) contro ogni evidenza per anni, sulla base dell’idea che dentro l’Europa si sia più protetti dalle crisi. Abbiamo appena verificato che non è assolutamente così. Inoltre attendiamo con preoccupazione gli sviluppi della vicenda MES, che speriamo – dato lo scenario – sia oggetto di analisi più approfondita, e che l’Italia non accetti le condizioni che da Bruxelles e Francoforte tenteranno di imporre. Se ci mettete poi che gli aiuti internazionali sono arrivati da medici cinesi, venezuelani, cubani e persino vietnamiti, tutti Paesi che – tra mille storture – sono espressione di una cultura almeno originariamente socialista, solidaristica, internazionalista, di fratellanza ed aiuto reciproco, il quadro sembra delinearsi sempre più chiaramente. Mai come oggi, verrebbe da dire scherzando, si capisce quali sono i buoni ed i cattivi. Ed il braccio di ferro continua fervente in queste ore.

Mentre in Francia puffavano il Coronavirus e pochi giorni prima in Italia Milanononsifermava, continuavano ad inasprirsi i conflitti sul fronte sud dell’Europa, quello greco-turco. Mai nella storia le associazioni di volontariato avevano registrato un così alto tasso di suicidi e depressione tra i bambini come tra quelli sull’isola di Lesbo, a seguito dei feroci maltrattamenti che il governo turco riserva ai profughi. Tutto ciò ben foraggiato con miliardi e miliardi di Euro da parte dell’Unione europea. Se è vero che la Storia è il disegno che compare unendo i punti, sembrerebbe proprio che siamo saliti sul treno sbagliato. Abbiamo delegato la nostra capacità di autodeterminazione ad una dimensione più grande e meno democratica degli Stati nazionali, i cui vertici non hanno alcuna pietà dei disoccupati, dei suicidi, dell’assenza di speranze, e nemmeno ne hanno verso chi scappa da guerre e miseria. Se questa è l’Europa, voglio scendere. Ah Altiero…se sapessi.

Fabio Perrone

(Coord. nazionale pettirossi, delega lavoro e Welfare)

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