L’avventurismo di Trump un pericolo per il mondo

Peggio di così non poteva essere. Con l’annuncio del suo piano per la pace in medio oriente, Trump premia l’estrema destra israeliana per i suoi crimini e violazioni del diritto internazionale, allontana qualsiasi ipotesi di soluzione politica duratura del conflitto tra palestinesi e israeliani, e infligge un colpo mortale al ruolo della legalità e del diritto internazionale affermando che il piu più forte possa schiacciare, umiliare e privare i più deboli e privarli dai elementare diritti di sopravvivenza.

Un personaggio equivoco che non ha il senso della storia e della geografia, si arroga il diritto, non si sa a nome di chi, di condannare il popolo della Palestina a vivere in cantoni separati, sotto un regime di apartheid su un meno del 15% del suo territorio storico.

Unanime, con poche voci stonate, è stata la risposta della comunità internazionale che ha ricordato al Trump l’esistenza di decine e decine di risoluzioni del consiglio di sicurezza e della assemblea generale che vanno rispettate per risolvere il conflitto nel quadro di due stati per due popoli. Il più chiaro è stato il segretario delle Nazioni Unite, affermando che la sua organizzazione è vincolata a tali risoluzioni e considera l’annessione di Gerusalemme e gli insediamenti ebraici in cis-Giordania, come atti unilaterali e illegali.

Il piano di Trump, a poche settimane delle elezioni legislative israeliane è un chiaro tentativo di offrire al suo amico Nataneahu una corda di salvataggio per non finire in carcere per corruzione, e per accattivarsi la simpatia della forte lobby ebraica e della chiesa evangelista degli stati uniti in vista del’ impeachment a suo carico e del suo futuro politico in viste delle prossime elezioni.

Il suo piano avrà effetti catastrofici per la stabilità di tutta la regione, già duramente provata a causa delle scelte sbagliate delle diverse amministrazioni americane, e della politica espansionistica e aggressiva di Israele.

Con questo suo piano, Trump annienta qualsiasi speranza di un composizione politica del conflitto, consegna la regione alle frange più estremiste, e aggiunge altri connotati religiosi alla guerra aperta in tutto il vicino oriente.

Urge un ruolo dell’Italia e della Europa per riportare la soluzione del conflitto e della stabilità nella regione sui binari della diritto internazionale, e vitare il ripetersi della condotta opportunistica e perdente che l’UE ha assunto di fronte al caso libico e di il trattato nucleare con l’Iran.

E’ sbagliato sottovalutare le conseguenze e le ripercussioni che questo piano provoca sul futuro dei nostri popoli e in modo particolare in tutto il mediterraneo.

Oggi come ieri rimane la soluzione dei due stati per due popoli, con Gerusalemme capitale dello stato palestinese e la soluzione del problema dei rifugiati in accordo delle risoluzioni delle Nazioni Unite, unica strada realistica a risolvere il conflitto e gettare basi solide per una stabilità duratura in tutta la regione.

 

Rashid Alì