Perché il fascismo è una patologia dell’anima

Nell’epoca in cui il pensiero si è ridotto alla dimensione minimale dello slogan diventa essenziale coniare frasi a effetto, che non significano assolutamente nulla, ma suonano di un suono suadente ed efficace, capace di operare una vera magia come trasformare un vuoto mentale in una certezza scolpita nella roccia delle sentenze eterne.

In questo periodo di social-manipolatori e di imbonitori televisivi, che dalle loro poltroncine  pontificano sull’universo mondo con il cipiglio e la posa autorevole del grande intellettuale, circola una sentenza che è diventata un refrain stordente e nauseante, che però affascina gli utili idioti che lo sostengono e lo diffondono come un mantra: l’antifascismo in assenza di fascismo è una messinscena che serve al “sistema” dei poteri forti per esercitare il proprio dominio sui ceti più deboli. A favore di questa incredibile stupidaggine si sono espressi in molti e anche qualche pseudo filosofo da salotto televisivo, che, approfittando della confusione mentale che ci governa, hanno anche la spudoratezza di definirsi marxisti, anche se a giorni alterni, non sappiamo se pari o dispari.

Non è la prima volta che tesi negazioniste e revisioniste tentano di difendere i fascismi e non sarà neppure l’ultima, ma è opportuno non sottovalutare il pericolo rappresentato da tutte le teorie che vorrebbero liquidare il fascismo come un’esperienza conclusa, confinata nel ventennio mussoliniano. Per rispondere alla malafede dei negazionisti è necessario chiarire alcuni tratti identificativi dell’antifascismo del XXI secolo, che testimoniano e certificano la sua imprescindibile attualità.

La prima considerazione è di ordine culturale e filosofico. Era il 1997, un altro mondo, un altro tempo, quando Umberto Eco scrive un breve pamphlet dal titolo eloquente: Il fascismo eterno. L’idea del libro era molto semplice, per quanto sorprendente: il fascismo non si può identificare con il regime creato da Benito Mussolini dopo la marcia su Roma del 1922, che si chiude con la liberazione di Milano il 25 aprile 1945, ma è una ideologia e una visione del mondo, l’Ur-fascismo che crea una “nebulosa fascista”, che presenta alcune caratteristiche ricorrenti, come ad esempio, il culto della tradizione contro ogni forma di innovazione, il rifiuto della diversità a cui segue il razzismo, l’esaltazione dell’azione che sconfigge il senso di frustrazione sociale, uno spiccato nazionalismo identitario, che fa da contrappeso all’idea di un complotto degli altri Paesi, infine un populismo qualitativo, come lo definisce Eco, che esalta il popolo come entità superiore, posto però sotto la guida di un leader che incarna la volontà popolare contro le élites e contro il Parlamento, che Mussolini aveva definito come “un’aula sorda e grigia”.

Per gli ultrarealisti, teorici che vorrebbero rappresentare i maÎtre à penser della Destra sociale e antagonista, il fascismo è finito, un’esperienza terribile che però appartiene al passato, e quindi è del tutto anacronistico continuare a parlarne, è fuori dalla realtà. E tuttavia usano simboli fascisti, slogan fascisti, hanno valori fascisti, ma si rifiutano di riconoscerli come tali. È il trionfo dell’ipocrisia; e anche in questo sono perfettamente fascisti, dal momento che lo stesso Mussolini non esitava a vestire a seconda delle circostanze il doppiopetto e la camicia nera e si dichiarò responsabile dell’assassino di Matteotti soltanto quando i suoi avversari politici erano stati eliminati o ridotti all’impotenza.

La stessa ambiguità che si registra in Salvini, che condanna contemporaneamente il fascismo e l’antifascismo, tralasciando il fatto che invece in Italia i fascisti sono presenti e operanti, e che in molte circostanze siano stati presenti a iniziative promosse dalla Lega, senza che questo fosse motivi di vergogna e di imbarazzo. L’elenco degli episodi che testimoniano una sempre più diffusa protervia del fascismo eterno sarebbe lungo, ma è sufficiente risalire agli ultimi episodi: a Predappio che è il paesino in cui è nato Mussolini, il 27 ottobre si sono riuniti circa 3.000 militanti fascisti per onorare la cripta nella quale è sepolto il Duce e per ricordare l’anniversario della Marcia su Roma, che ha segnato l’avvio della costruzione della dittatura; in Italia esistono in questo momento gruppi politici come Forza Nuova e Casa Pound che si richiamano esplicitamente alla filosofia del fascismo e che si presentano regolarmente alle elezioni; una casa editrice, Altaforte, il cui proprietario si dichiara fascista è stata invitata al Salone del Libro di Torino, anche se a seguito di numerose proteste l’invito è stato revocato; occorre anche ricordare che lo stesso editore aveva pubblicato la biografia dell’allora Ministro dell’Interno Salvini; infine la decisione di assegnare una scorta alla senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, a seguito delle minacce ricevute.

E se non bastassero i fatti sarebbe sufficiente ascoltare lo spirito del tempo per comprendere che l’Italia ha ceduto alla favola della scomparsa del fascismo e non è in grado di arginare la ricomparsa del fascismo eterno, quella perfida e malvagia visione del mondo intessuta di violenza, odio, prevaricazione, che si conclude sempre nello stesso modo, in una terribile ecatombe.

Per questo il fascismo è eterno, perché è radicato nella parte istintuale della psiche, è quella pulsione di Morte che Freud aveva individuato e che è all’origine delle guerre e dell’aggressività, e che la Civiltà, di cui la Democrazia è uno dei prodotti più imperfetti, ma altrettanto insostituibili, tentano di arginare e di incanalare, per impedire che conduca alla distruzione radicale degli essi umani.