Venezia? Bella, e vorremmo continuare a viverci

L’emergenza meteo – compresa l’acqua alta così critica – è collegata ai cambiamenti climatici, smettiamola di negare l’evidenza.

Acqua alta a Venezia, due giorni di codice rosso, poi arancione, sirene spiegate, gondole e vaporetti sottosopra, e persino il sindaco ha ammesso che stavolta NON si può far finta di nulla: quello che stiamo vedendo a Venezia non è la normale amministrazione della laguna alle prese con “l’acqua granda”, ma la conseguenza efferata e concreta dei cambiamenti climatici. Continuare a negarlo non serve.

“Abbiamo bisogno che tutti ci diano una mano – ha detto il sindaco Brugnaro sui social- e bisogna essere tutti uniti per affrontare questi che sono evidentemente gli effetti dei cambiamenti climatici. Adesso il Mose si capisce che serve. Il governo deve darci una mano”.

La verità è non solo che il Mose deve funzionare subito, e nel migliore dei modi, ma anche che non si può continuare a tamponare la situazione con rimedi “sintomatici”: arrivati a questo punto, il punto drammatico in cui la basilica di San Marco finisce sott’acqua, è urgente lavorare sulle cause del riscaldamento globale. E bisogna farlo subito.

Sui cambiamenti climatici – A PAROLE – sono sempre tutti d’accordo, dalla maggioranza all’opposizione, ma dai proclami serve passare ai fatti, se non vogliamo che Venezia e l’Italia intera si ritrovino a fronteggiare eventi meteo estremi – che una volta avremmo definito tropicali e che oggi sono diventati nostrani- con questa intensità e questa frequenza.

Gli scandali del Mose, questa opera faraonica al centro di episodi di corruzione e polemiche, non devono farci dimenticare un concetto molto semplice: il Mose potrà essere una soluzione di fronte ad episodi di una certa entità, ma non basterà se non chiuderemo i rubinetti dei cambiamenti climatici. Di fatto, il Mose dovrebbe fungere da contenimento, ma quale contenimento potrà frenare la furia del vento e delle maree se non agiamo sulle cause che sconvolgono il clima del pianeta? Quando ci troveremo sempre più spesso, come già accade, a maree sempre più incontrollabili e feroci, cosa costruiremo? Un Mose più grande? Muri più alti?

E la Lega di Zaia, che oggi parla di apocalisse, non è forse lo stesso partito – che ci risulti, al timone del Veneto da decenni – che da tempo nega l’importanza dei cambiamenti climatici, prendendo in giro chi ne è giustamente preoccupato, come la maggior parte dei cittadini italiani?

Per dare una mano a Venezia ci vogliono investimenti generosi dello Stato, è vero, ma ci vuole soprattutto un intervento lungimirante, che non affossi l’ambiente.

Il piano energia e clima (PNIEC) del governo invece sembra andare in tutt’altra direzione: le emissioni del settore energetico nazionale sono in ripresa, mentre le rinnovabili hanno continuato – dal governo Monti in poi- a restare al palo.

Quello che spesso il governo non dice, forse per non deludere la pressione dell’opinione pubblica, visto che gli italiani sono fra i più preoccupati in assoluto dei cambiamenti climatici (secondo i sondaggi nel 2018 l’83% dei cittadini era estremamente preoccupato per il riscaldamento globale e la percentuale è cresciuta nel corso del 2019), è che il piano del governo per la transizione ecologica è praticamente puntare tutto – o quasi – sul gas.

Meglio del petrolio? In parte: il gas è una fonte fossile inquinante e superata che può servire per accompagnare (velocemente) la transizione verso energie pulite, non per soppiantare il petrolio e buttare le rinnovabili dalla finestra. E indovinate un po’… spesso e volentieri nell’industria del fossile i nomi (e i profitti) sono sempre delle stesse compagnie petrolifere. L’Italia si è data un obiettivo di decarbonizzazione al 2050, anche nel contesto europeo: bene, è ora di dimostrarlo con i fatti, perché abbiamo da difendere non sono un ecosistema, ma un patrimonio artistico culturale che NON ha eguali nel mondo. Compresa Venezia, fiore all’occhiello di tutto il Paese: la Basilica di San Marco si è allagata 6 volte nella storia, di cui 5 negli ultimi 20 anni. La frequenza di questi eventi estremi in un lasso di tempo così breve, davvero non ci dice nulla sui cambiamenti climatici?

Se fossimo molto malati, un bravo medico ci darebbe qualcosa per intervenire subito sui sintomi (episodi meteo di una simile violenza in poco tempo) e farci stare meglio, certo, ma ci suggerirebbe anche di andare più a fondo per operare sulle cause (l’origine delle emissioni). È fisiologico, normale, e dovrebbe valere per tutto, anche per il bene del Pianeta.

Se non smetteremo di cementificare, se non smetteremo di bruciare gas, petrolio, carbone, se non smetteremo di sradicare boschi e foreste per sete di profitto, se non smetteremo di schiacciare l’acceleratore su una produzione indiscriminata, nessun muro potrà contenere la furia della natura che reagisce.

L’emergenza climatica non è uno scherzo.

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