Lettera aperta alla ministra Lezzi sull’autonomia differenziata

Articolo presente sull’Huffington post

Cara ministra Lezzi, è molto condivisibile la sua intervista oggi sulla cosiddetta “Autonomia differenziata”, giustamente ribattezzata dal prof Viesti: “Secessione dei ricchi”. Nella sua intervista, lei affronta bene anche le questioni poste ieri dalla bella manifestazione sindacale a Reggio Calabria: “Neanche un euro deve essere sottratto al Mezzogiorno”, mentre vanno realizzate, sottolinea, le condizioni, innanzitutto in termini di personale adeguato nelle amministrazioni regionali, per velocizzare e innalzare la qualità della spesa per investimenti.

Come sa, però, sia le pre-intese sottoscritte dal Governo Gentiloni, sia le bozze condivise da una parte del suo governo con i presidenti di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna sottraggono enormi risorse al Sud, sia nel breve sia, anzi soprattutto, nel medio periodo. Inoltre, l’appropriazione di gettito fiscale è definita in modo tale da poter essere conseguita senza prima aver definito i livelli essenziali delle prestazioni. Anche perché, altrimenti, sarebbe impossibile.

La totale opacità dei negoziati in atto tra vertici del governo e vertici delle regioni di fatto secessioniste rende impossibile valutare l’eventuale correzione impressa al percorso. Quindi, possiamo soltanto affermare con certezza che i principi e gli obiettivi da lei anche oggi richiamati sono radicalmente alternativi ai contenuti delle 3 pre-intese firmate il 28 febbraio 2018 e alle 3 bozze condivise di intesa pubblicate sul sito del ministero degli Affari Regionali il 25 febbraio scorso.

Auspichiamo un confronto in Commissione Bilancio al più presto per valutare l’impatto redistributivo, sociale e territoriale, delle proposte in via di definizione. Siamo anche sicuri che il presidente Fico e la presidente Casellati garantiranno le piene prerogative dei parlamentari per discutere e emendare i testi.

Siamo di fronte, infatti, a un passaggio costituente, anzi un tornante che rischia di essere destituente. Le bozze ‘concordate’ determinano la fine sostanziale dell’unità nazionale. L’Italia ha già cittadini di serie A e serie B, ma ha ancora un assetto istituzionale che, almeno sulla carta, punta all’uguaglianza.

Difendere e attuare la nostra Costituzione dovrebbe essere missione generale. Di fronte a una Lega che, grazie anche alla inestirpabile malattia del trasformismo, diventa Nazionale nei consensi ma rimane Nord nell’anima, siamo sicuri del suo impegno e dell’impegno di un MoVimento al quale il Mezzogiorno si è affidato in così larga parte.

Stefano Fassina

 

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