Scandalizzarsi (ovvero: brevi note sul lavoro dell’insegnante)

Ha fatto giustamente scalpore in questi giorni il caso dell’insegnante palermitana, sospesa dall’insegnamento perché i suoi studenti in un video avrebbero accostato le politiche migratorie di Salvini alle leggi del 1938 sulla Difesa della Razza. Visto l’oggetto della discussione la notizia ha rapidamente fatto breccia sui media nazionali e nelle discussioni parlamentari.

Premesso che è perfettamente giusto che si esponga questo caso come scandaloso, sarebbe però forse opportuno fare lo sforzo – impresa proibitiva nel contesto italiano – di andare al di là dell’uso strumentale della notizia, per coglierne la sostanza non contingente.

Ecco, la sostanza della notizia non ha nulla a che fare con il suo specifico contenuto (per l’occasione mediaticamente spendibile in chiave antileghista), ma con una condizione di lavoro scandalosa in cui sono costretti ad operare da anni gli insegnanti italiani.

L’intervento dell’ufficio scolastico provinciale si basa sulla normativa vigente circa la vigilanza degli insegnanti rispetto alle attività degli studenti. L’accusa alla base della sanzione è di “mancata vigilanza”, nella fattispecie su di un’attività potenzialmente diffamatoria da parte degli studenti.

Ora, ciò che non è chiaro ai più è che oggi gli insegnanti sono chiamati, pena sanzioni anche assai gravose, ad un’attività di controllo sugli studenti che di fatto è sia tecnicamente impossibile, sia educativamente disastrosa, se fosse espletata fino in fondo.

Di fatto, qualunque cosa con implicazioni potenzialmente dannose, o offensive, per chicchessia fuori o dentro la scuola, avvenga durante l’orario scolastico può essere imputata sul piano della responsabilità civile, e persino penale, ai docenti attivi nel relativo orario.

E qualunque intervento di un genitore o anche persona estranea, non direttamente coinvolta, anche per sentito dire, (nella fattispecie il caso della scuola di Palermo è stato sollevato da un’attivista di destra brianzolo, sic!), può portare a mettere gli insegnanti sotto accusa.

Le condizioni per esercitare un controllo all’altezza del compito richiederebbero che l’insegnante esercitasse un grado di intrusività, autoritarismo e coazione personale al cui confronto le scuole militari degli Junker prussiani sembrerebbero esempi di liberalità fricchettona.

Ecco, se volete qualcosa su cui scandalizzarvi sul serio, è questo, è il fatto che oggi le condizioni per la libertà di insegnamento sono evaporate, che ai docenti viene richiesto di essere ‘aperti’, ‘comunicativi’, ‘stimolanti’ e ‘attrattivi’, ma al contempo di sorvegliare e reprimere ogni parola, o gesto, o espressione, propria e dei discenti, che possa risultare lesiva per chicchessia.

Volete che i docenti siano guardiani di una caserma, e però che rispettino la libertà e autonomia e creatività personale. Volete che gli studenti siano interessati e partecipativi, e però che non discutano di temi sensibili, che possano suscitare reazioni in chicchessia, che possano offendere maggioranze o minoranze, che possano toccare sensibilità religiose, o politiche, o sessuali, o etiche, o etniche, ecc. Insomma, volete la libertà, negli atti, nei pensieri, nelle parole, però solo quando sono atti, pensieri e parole con cui siete d’accordo.

Per una volta provate a scandalizzarvi per qualcosa di davvero scandaloso, a prescindere se torni utile alla vostra agenda di polemica quotidiana.