La Malfa, Perissich e l’Europa unita

Dal Mattino del 7 maggio, segnaliamo la recensione di Giorgio La Malfa al libro di Riccardo Perissich Stare in Europa. Sogno, incubo e realtà (Bollati Boringhieri, Torino, 2019). La Malfa apprezza e giudica molto equilibrato il modo in cui Perissich perora la causa dell’europeismo. Esprime tuttavia un dubbio di fondo:

Si dice: ma come possono i singoli paesi europei, anche i più forti economicamente come la Germania o politicamente come la Francia, fronteggiare il peso di grandi entità statali come gli Stati Uniti, che oggi perseguono il loro esclusivo interesse, o come la Cina, o l’India o la stessa Russia?
Questo è il vero e più forte argomento a favore dell’unificazione europea: unirsi per contare di più o per non subire il predominio di altri. E tuttavia questo è anche il punto più debole dell’argomento. Perché l’Europa, anche nei campi in cui è già unita, ad esempio nella politica economica, non è capace di fare una politica comune. L’America ha una politica monetaria, una politica di bilancio, una politica industriale. Altrettanto e ancora di più la Cina. L’Europa non ce l’ha e non sarebbe in grado di produrla neppure se fosse ancora più unita perché le differenze sono troppo radicali e nessun paese è disposto ad accettare di assoggettarsi al principio delle decisioni a maggioranza su materie che giudica essenziali. (…)
Dunque c’è già una grande Europa, ma essa non è in grado di fare politiche positive: può solo richiamare i paesi membri contro la violazione delle regole essenzialmente negative che essa si è data. Troppo poco per fronteggiare la concorrenza dei grandi Stati. In fondo l’opinione pubblica comincia a pensare che forse gli Stati nazionali europei sarebbero individualmente più deboli, ma più liberi di decidere. Questo è il dramma dell’Europa, in questo tempo, al quale gli europeisti convinti come Perissich, ai cui sforzi va la nostra simpatia, non riescono a dare una risposta valida e convincente.