Ciò che è taciuto nell’appello di sindacati e Confindustria

Su Micromega, Enrico Grazzini commenta con severità ma anche con efficacia l’Appello per l’Europa sottoscritto da Confindustria e Cgil-Cisl-Uil:

L’Appello per l’Europa firmato qualche giorno fa dai sindacati CGIL, CISL e UIL e da Confindustria conferma purtroppo la profonda debolezza di analisi e di capacità propositiva delle organizzazioni dei lavoratori e dell’associazione nazionale degli imprenditori nel campo decisivo delle politiche europee e delle politiche macroeconomiche. L’Appello, farcito di enfatica retorica europeista, dimostra che sindacati e Confindustria – organismi della società civile ovviamente fondamentali per l’evoluzione e il progresso della società italiana – sono purtroppo ancorati a una ideologia vetusta, del tutto irrealistica e acritica nei confronti delle politiche della Unione Europea. (…)

Se le analisi di sindacati e Confindustria sono così povere oggi, come potranno le due più importanti organizzazioni sociali italiane affrontare le nuove più gravi crisi che ci aspettano nel prossimo futuro? Le ormai prossime e vicine crisi metteranno a nudo la fragilità genetica del sistema monetario europeo e le contraddizioni strutturali di una Unione Europea che poggia su una moneta unica gestita in ultima analisi dai mercati finanziari, ovvero fondata sulle sabbie mobili. Allora la povertà di analisi e di proposta di sindacati e Confindustria di fronte al prevedibile caos finanziario potrebbe diventare davvero disastrosa. (…)

L’Appello tace pudicamente sul fatto che le politiche finanziarie restrittive imposte tenacemente dalla Commissione Europea hanno frenato l’economia europea, hanno diviso le nazioni europee, e, per quanto riguarda l’Italia, hanno colpito duramente le attività produttive, il risparmio e il lavoro, provocando più povertà, più disoccupazione e maggiore diseguaglianza sociale. Tace sul fatto che le politiche d’austerità, imposte in maniera autoritaria dall’alto, da istituzioni non elette e irresponsabili di fronte ai popoli europei, hanno avvantaggiato solo gli stati più forti, in primis la Germania, e hanno fatto solo gli interessi della grande finanza. L’analisi e le proposte politiche di riforma del sistema europeo riecheggiano nostalgicamente quelle, già dimostratesi inefficaci, dei passati governi di centrosinistra di Letta, Renzi e Gentiloni, come se il tempo della politica si fosse fermato al centrosinistra.”

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