Le risposte all’editoriale di Sergio Fabbrini sull’Europa

Ecco alcune risposte all’editoriale di Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore  Per salvare l’Europa serve la via federale

 

Una proposta che non è né nuova, né federale.

La proposta che Fabbrini avanza come terza via innovativa fra la posizione di Macron e quella della neo-leader della CDU tedesca non è definibile come una soluzione federale e non è neppure nuova.
Nell’Unione federale, a differenza di quello che scrive Fabbrini, la sovranità appartiene alla federazione, non agli Stati membri (es. gli Stati Uniti o la Germania).
Quella che Fabbrini propone come la grande novità dell’Unione federale, in cui la sovranità sarebbe ripartita tra l’Unione e gli Stati, corrisponde in realtà a un concetto che la Corte Costituzionale tedesca utilizza a partire dal 1993 (sentenza sul Trattato di Maastricht) per descrivere l’UE: “Staatenverbund” (traducibile con molta approssimazione con ‘associazione di Stati’), in cui l’Unione esercita la sovranità su una serie di materie definite dagli Stati, che la mantengono invece su tutte le restanti materie.
In questo lo Staatenverbund sarebbe una via di mezzo fra lo “Staatenbund” (mera confederazione di Stati), in cui la sovranità resta in capo agli Stati membri e il “Bundesstaat” (Stato federale in senso proprio), in cui la sovranità passa all’Unione.
Per uscire dall’impasse, Fabbrini propone come novità una chiave di lettura dell’integrazione europea su cui la Corte Costituzionale tedesca si è attestata fin dal 1993, con l’obiettivo esplicito di ribadire (in quella e nelle successive sentenze) che il passaggio a un vero “Bundesstaat” europeo, gli Stati Uniti d’Europa per intenderci, sarebbe contro la vigente Costituzione tedesca.
Consapevolmente o meno, Fabbrini propone quindi come idea innovativa per il futuro esattamente il limite e la forma che la Germania ha imposto al processo di integrazione europea fin dal Trattato di Maastricht. Si può discutere se questa sia la soluzione, certo non è una soluzione nuova.

Alfredo D’Attorre

 

 

La proposta ricorda la federazione interstatale di von Hayek (The Economic Conditions of Interstate Federalism, in 5 New Commonwealth Quarterly, 1939, p. 131 ss.). Quest’ultima veniva definita in termini molto simili a quelli utilizzati nelle conclusioni del contributo di Fabbrini: il padre del neoliberalismo la riteneva fondata su vincoli di intensità intermedia tra la mera alleanza e la completa unificazione, ovvero tra la federazione di Stati e lo Stato unitario. A questo punto, però, anche lo schema proposto da Fabbrini diventa funzionale a ottenere quanto voluto da Hayek, ovvero un vincolo esterno capace di spoliticizzare il mercato e sterilizzare il conflitto redistributivo.

Alessandro Somma

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