Il week-end Francese: la convergenza delle lotte

Al di là delle apparenze e della grancassa mediatica sulle violenze dei Gilets Jaunes (GJ), il vero dato di quest’ultimo week-end di proteste in Francia è l’abbozzo di un vero e proprio salto di qualità nella convergenza, perfino entusiasmante, delle lotte sociali, ecologiche e delle banlieus. Tarda invece la convergenza con le lotte più prettamente sindacali.

Ma procediamo con ordine. Personalmente penso che le violenze scatenate sui Champs-Élysées a Parigi sabato 16 marzo rappresentino un errore che raffredda il consenso popolare ai GJ. Ma non si possono ridurre i GJ a queste violenze; si tratta di una caricatura interessata di tutti i media mainstream. Fin a quando il potere non darà una risposta politica reale a queste proteste, la collera e la rabbia cresceranno. Si tratta anche di una risposta, sbagliata politicamente, ma di reazione alla violenza allucinante della polizia in tutte le manifestazioni dei GJ. Nel loro insieme, i Gilets Jaunes cercano di dare risposte in positivo alla crisi sociale, ecologica e democratica che attraversa la Francia e gli altri Paesi europei.

La lotta contro l’ingiustizia sociale, la “marcia del secolo” per combattere i cambiamenti climatici e la mobilitazione degli abitanti dei quartieri periferici contro le violenze poliziesche sono confluite, in particolare a Parigi, dove hanno partecipato alle diverse manifestazioni circa 100mila persone e 350mila in 220 città in tutta la Francia.

La stessa “marcia del secolo” era stata indetta da un’alleanza inedita tra associazioni ambientaliste (tra le quali Greenpeace, Oxfam, Fondation Nicolas Hulot) e dei leader dei GJ come Francois Boulot, una figura rappresentativa dei GJ normanni, il quale ha dichiarato che le rivendicazioni dei GJ e degli ambientalisti “convergono integralmente. Fare pagare gli ultraricchi, penalizzare le multinazionali che inquinano: il potere non lo farà mai. Formulo dunque l’augurio che questo giorno rimarrà storico”.

In effetti, nella notte tra venerdì e sabato, tra il venerdì della protesta studentesca (168mila manifestanti in tutto il Paese) e il sabato della marcia, la maggioranza parlamentare ha approvato il rinvio di tre anni del divieto di produzione di alcuni pesticidi. E la stessa tassa sui carburanti non era destinata a finanziare le misure contro il cambiamento climatico, ma a sostituire le entrate mancanti dopo l’abolizione dell’imposta patrimoniale sulle ricchezze finanziarie.

Ad un certo punto al corteo si associano gli immigrati clandestini (i “sans-papiers“), lo slogan diventa: “Gilets jaunes, gilets noirs, gilets noirs, gilets jaunes“. Arriva poi il corteo di migliaia di persone contro le violenze poliziesche con in mano i ritratti degli abitanti dei quartieri popolari uccisi o feriti dalle forze dell’ordine. Va sottolineato che solo episodicamente finora gli abitanti delle banlieus s’erano aggregati alle manifestazioni dei GJ. In testa il collettivo Adama con il suo striscione che recita: “dalle rivolte del 2005 (si tratta di tre settimane di rivolte molte violente in molte banlieus francesi nel novembre 2005 – NdR) ai gilets gialli, stop alle violenze della polizia”.

La convergenza inizia ad esserci. Alle 15 tutti mettono un ginocchio a terra e con il pugno alzato osservano un minuto di silenzio in omaggio alle vittime. Impressionante. La chiusura è affidata agli interventi di Priscilla Ludowski (la leader dei GJ che con la sua petizione contro l’aumento delle tasse sui carburanti, la quale raccolse in poco tempo 1,2 milioni di firme, dette il via al movimento), di Frédéric Lordon (l’intellettuale di sinistra iniziatore della “Nuit Debout”) e di Assa Traoré, militante delle banlieus.

La convergenza delle manifestazioni si è realizzata nelle maggiori città francesi come a Lione, Bordeaux, Montpellier, Marsiglia, Caen, Strasbourg, Nantes. Manifestazioni molto partecipate dei GJ si sono svolte a Dijon ed a Tolosa, ed in molti piccoli centri.

In Vandea, nella piccola città di La Roche-sur-Yon (55mila abitanti), ad esempio, la convergenza ha visto la partecipazione alla “marcia del secolo” di un migliaio di giovani studenti e di “vecchi” GJ. I giovani prendono la staffetta dei GJ che cominciano a sentire la stanchezza di questi 4 mesi di mobilitazioni continue. Un incontro non scontato ma che inizia a realizzarsi anche se molte diffidenze devono ancora essere superate. Ma il primo passo è stato compiuto.

Comincia tra i GJ una riflessione sulla strutturazione del movimento. Fioriscono alcune esperienze come l’Assemblea delle assemblee che dopo la prima riuscita riunione del 26-27 gennaio scorsi a Commercy, si riunirà di nuovo nel mese di aprile, o come l’esperienza della Casa del popolo di Saint-Nazaire in Bretagna (vedi l’ottimo reportage di Filippo Ortona sul Manifesto del 17 marzo).

Nel frattempo si percepisce che a conclusione del “grand débat” il governo non muterà la sua politica antipopolare. Ci si deve attrezzare dunque per i tempi lunghi. Una delle questioni aperte è quella dell’alleanza stabile con almeno una parte dei sindacati (CGT, Solidaires) e quella della creazione di un fronte politico, peraltro realizzato in parte con la partecipazione concreta al movimento di molte organizzazioni e partiti di sinistra.

È ancora vivo il ricordo della possente lotta sociale del novembre e dicembre 1995, nel corso della quale milioni di scioperanti e di manifestanti riuscirono ad imporre al Governo Juppé di rimangiarsi la sua contro-riforma delle pensioni. La situazione sociale oggi è diversa, ma la rabbia è forse ancora più estesa e radicata nelle pieghe della società francese.

Alessandro De Toni

, ,

About Alessandro De Toni

View all posts by Alessandro De Toni →