Modificazioni al codice civile in materia di beni e di diritto di proprietà

Proposta di Legge d’iniziativa del deputato Stefano Fassina presentata il 20 Febbraio 2019

 

 

Onorevoli Colleghi!
si va diffondendo nella società civile una concezione estremamente positiva dei “beni
comuni”, supportata da numerosi convincimenti espressi sia in sede accademica che tra la gente
comune, nonostante sia del tutto evidente l’impossibilità di offrire una “definizione”
onnicomprensiva per detta tipologia di beni, non essendo logicamente ammissibile includere nei
limiti di un concetto una idea che, in sostanza, rappresenta tutto quello che è naturalmente “bello
e buono” per l’uomo.
Vale la pena sottolineare in questa sede che questa attenzione da parte di tutti i cittadini
verso i beni comuni trae origine dal fatto che negli ultimi decenni si è proceduto alla svendita quasi
totale dei beni del Popolo, attraverso le “privatizzazioni” (procedimento con il quale si trasforma il
soggetto pubblico proprietario in una SPA di diritto privato e si trasferisce, potremmo dire
occultamente, la ricchezza di tutti a pochi soggetti non si sa come prescelti), le “delocalizzazioni”
(che determinano nuovi licenziamenti di personale che a loro volta contribuiscono a far raggiungere
la disoccupazione a livelli impressionanti) e le “svendite” di beni di tutti ceduti a prezzo vile a singoli
privati. Di qui la nascita, nell’immaginario collettivo di una tendenza a richiedere sempre più spazi
liberi per la fruizione di tutti, una tensione a ricostituire il “patrimonio pubblico” del Popolo
dannosamente svenduto.
Le conseguenze del neoliberismo, al quale sono ispirati i principi prevalenti dei Trattati
europei, sono sotto gli occhi di tutti. Gli eventi hanno inconfutabilmente dimostrato che le
affermazioni secondo le quali la ricchezza deve essere nelle mani di pochi, che occorre una forte
competitività e che lo Stato non deve entrare nell’economia, hanno determinato un “sistema
economico predatorio”, che, attraverso i meccanismi della “privatizzazione”, della
“delocalizzazione” e delle “svendite”, ha prodotto effetti devastanti per la nostra economia e
ridimensionato sul piano mondiale ed europeo il ruolo del nostro Paese.
Tutto ciò è potuto avvenire perché a partire dalla seconda metà degli anni ’70 non si è tenuto
in debito conto del valore imperativo del dettato costituzionale in tema di proprietà sia pubblica che
privata di cui all’articolo 42, e si sono via via approvate una serie di leggi impostate su una nozione
neoliberista della “proprietà privata”, che, considerando recessivo l’interesse pubblico , esalta il
potere del privato aprendo la strada a quel processo di svendite e privatizzazioni cui si è fatto
riferimento.
Appare allora evidente che, per difendere e promuovere i beni comuni, occorre subordinare
l’interesse del privato all’interesse della collettività, esattamente come detta la Costituzione, la
quale, è necessario qui ricordarlo, fu emanata quando ancora tra gli economisti era diffusa l’idea di
stampo keynesiano, secondo la quale il sistema economico diventa effettivamente “produttivo”
solo se si distribuisce la ricchezza alla base della piramide sociale e se lo Stato interviene come
protagonista dell’economia.

Considerato che dottrina e giurisprudenza sono state abbagliate dall’erronea ideologia
neoliberista, senza tener in nessun conto il concetto di “proprietà privata” derivante da una lettura
del codice civile eseguita alla luce delle norme costituzionali, si impone la necessità che il legislatore
intervenga attraverso un’interpretazione costituzionalmente orientata per riformare alcune
disposizioni che il codice civile detta in materia di proprietà così da sottrarle, in futuro, a dissennate
operazioni di “privatizzazioni”, “delocalizzazioni” e “svendite”, che hanno drasticamente impoverito
il “patrimonio pubblico” italiano, ed impedito la diffusione e la fruizione dei “beni comuni”.

Proposta di Legge

Articolo 1.
1. Dopo l’articolo 810 del codice civile, aggiungere il seguente:
Articolo 810-bis
(Beni comuni)

“Sono beni comuni le cose, materiali o immateriali, che, per la loro natura e per la loro funzione,
soddisfano diritti fondamentali e bisogni socialmente rilevanti, servendo immediatamente la
collettività, la quale, in persona dei suoi componenti, è ammessa istituzionalmente a goderne in
modo diretto. Detti beni sono naturalmente fuori commercio e in proprietà collettiva demaniale o
in uso civico e collettivo. Qualora si trovino in proprietà privata, la pubblica amministrazione è
tenuta a riacquisirli al patrimonio pubblico, mediante lo strumento della prelazione nelle vendite. E’
in suo potere istituire sugli stessi le necessarie servitù pubbliche. In ogni caso l’autorità
amministrativa è tenuta a controllare che sia perseguita da parte del proprietario la funzione sociale
dei beni a lui nominalmente appartenenti. Nei casi di imprese che si riferiscono a servizi pubblici
essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio, la pubblica amministrazione è tenuta ad
acquisirle alla proprietà pubblica e, se del caso, a trasferirle o ad affidarle a comunità di lavori o di
utenti, secondo quanto previsto dall’articolo 43 della Costituzione. Ai fini della tutela dei beni
comuni, così come sopra definiti, sono legittimati ad agire in giudizio anche i cittadini singoli o
associati, secondo il principio di sussidiarietà”.

Articolo 2.

1. Il secondo comma dell’articolo 826 del codice civile è soppresso, conseguentemente
all’articolo 822, dopo il secondo comma è aggiunto il seguente: ”Fanno parte del demanio pubblico
indisponibile le foreste che a norma delle leggi in materia costituiscono il demanio forestale dello
Stato, le miniere, le cave e torbiere quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo,
le cose d’interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in
qualunque modo ritrovate nel sottosuolo, i beni costituenti la dotazione della Corona, le caserme,
gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra. “
Articolo 3.
1. L’art. 832 del codice civile è sostituito dal seguente:

“Il proprietario ha il diritto di godere della cosa, materiale o immateriale, assicurandone la funzione
sociale. La mancata osservanza di questo obbligo estingue il diritto di proprietà e comporta
l’acquisizione della cosa, da parte del Comune in cui la cosa si trova, per destinarla a fini sociali.
Il proprietario ha diritto di disporre del bene in modo da non contrastare l’utilità sociale, o recare
danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. In caso di inadempimento di tale obbligo, l’atto
di disposizione è nullo e il proprietario è tenuto al risarcimento del danno”.

Articolo 4.

1. Il secondo comma dell’articolo 948 del codice civile è sostituito dal seguente.
“L’azione di rivendicazione non si prescrive, salvi gli effetti dell’acquisto della proprietà da parte di
altri per usucapione, e salvi gli effetti del mancato svolgimento, nei termini previsti dai regolamenti
comunali, delle attività necessarie per assicurare il perseguimento della funzione sociale della cosa
materiale o immateriale”.

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