Gilet Jaunes: Verso il salto di qualità?

I prossimi dieci giorni saranno decisivi per il futuro del movimento dei gilets jaunes. Quattro i temi che giustificano questa affermazione.

Innanzitutto, si aggrava la repressione delle manifestazioni da parte del Governo raggiungendo dei livelli mai visti in precedenza neanche durante il maggio del ’68. L’utilizzo delle flash ball e delle granate da parte della polizia ha finora ferito 3mila persone, provocato un decesso, ha reso orbi diciotto manifestanti, ha asportato quattro mani. Più di 5mila manifestanti sono stati fermati dall’inizio del movimento, più di mille persone arrestate e condannate. Tanto che per il prossimo sabato 1° febbraio, l’Acte XII, le manifestazioni sono convocate in tutta la Francia davanti ai commissariati di polizia per denunciare la repressione brutale della polizia. Si tratta di sconfiggere il tentativo di costringere il movimento nel vicolo cieco delle risposte violente alla violenza delle forze dell’ordine orchestrata dall’esecutivo. Una prima risposta era stata data le domeniche scorse con le manifestazioni delle donne che partecipano ai GJ.

L’altro aspetto significativo concerne la strutturazione del movimento stesso. I Gilets Jaunes di Commercy (in Lorena) hanno convocato i 26 e 27 gennaio scorsi, un “Assemblea delle assemblee” che ha riunito un centinaio di delegazioni. L’assemblea cittadina è la struttura di base del movimento; il passo in avanti sostanziale è l’idea di federarsi nazionalmente. L’ispirazione risale alla Grande Rivoluzione del 1789 e alla Festa della Federazione celebrata il 14 luglio 1790, il primo anniversario della presa della Bastiglia, sul Campo di Marte di Parigi, alla presenza dei deputati degli 83 dipartimenti dell’epoca.

Nell’appello approvato si legge:

“Noi Gilets Jaunes delle rotonde, dei parcheggi, delle piazze, delle assemblee, delle manifestazioni, ci siamo riuniti il 26 e il 27 gennaio 2019 in “Assemblea delle Assemblee”, riunendo un centinaio di delegazioni, rispondendo alla chiamata dei GJ di Commercy. …

Dopo averci insultati e trattati come “meno di niente”, ora ci presenta
(Macron – NdR) come una folla odiosa fascista e xenofoba. Ma siamo esattamente l’opposto: né razzisti, né sessisti, né omofobici, siamo orgogliosi di stare insieme con le nostre differenze per costruire una società solidale.

Siamo forti della diversità nelle nostre discussioni e in questo momento centinaia di assemblee si stanno sviluppando ed elaborano le loro richieste. Riguardano la democrazia reale, la giustizia sociale e fiscale, le condizioni di lavoro, la giustizia ecologica e climatica e la fine delle discriminazioni. Tra le rivendicazioni e le proposte strategiche più discusse, troviamo: l’eliminazione della miseria in tutte le sue forme, la trasformazione delle istituzioni (RIC, costituente, la fine dei privilegi dei rappresentanti eletti …), la transizione ecologica (precarietà energetica, inquinamento industriale …), l’uguaglianza e la presa in considerazione di tutte e tutti indipendentemente dalla nazionalità (persone con disabilità, uguaglianza tra uomini e donne, la fine dell’abbandono dei quartieri popolari, del mondo rurale e dei dipartimenti d’oltre mare … ). …

Organizziamoci in maniera democratica, autonoma e indipendente! Questa assemblea di assemblee è un passo importante che ci consente di discutere delle nostre richieste e dei nostri mezzi di azione. Federiamoci per trasformare la società! …

Macron dimissioni! Viva il potere del popolo, per il popolo e con il popolo.”

Risulta chiara da questo documento l’ispirazione di una parte consistente dei GJ, rispetto a tutti i gufi della sinistra “per bene”.

Il potere cerca di correre ai ripari. La prima mossa è stata quella di sponsorizzare dietro le quinte la creazione di una lista dei GJ alle prossime elezioni europee intorno alla figura di Ingrid  Levavasseur ed a alcuni ex-candidati della République en marche, il partito macroniano, con l’intento di dividere il movimento. Dalle reazioni dei social legati ai GJ si può dubitare fortemente che una operazione così maldestra possa ottenere il risultato sperato. Un’avventura durata comunque solo cinque giorni: Hayk Shahinyan, il direttore della campagna elettorale della lista dei gilets jaunes, il Rassemblement d’Initiative Citoyenne, il RIC (sic!), ha gettato la spugna. Appena pochi giorni fa, fu lui ad annunciare la nascita della nuova lista in corsa per le elezioni del 26 maggio. Nel messaggio su Facebook, Shahinyan evoca, tra l’altro, i dubbi e la fretta con cui si è lasciato trascinare da un progetto diverso da quello per cui militava da settimane.

 

Ma la manovra più insidiosa concerne la messa in atto del così detto “Grand débat” con un imponente spiegamento di mezzi mediatici. Una vera e propria presa in giro, questo grande dibattito nazionale. In realtà, si tratta di una campagna di comunicazione del governo, che strumentalizza la volontà di discutere e decidere dei GJ.

La stessa Chantal Jouanno, ex-ministra di Sarkozy, incaricata dall’Eliseo di gestire l’operazione, ha dichiarato, dopo un duro scontro con la Presidenza della Repubblica, che non c’erano le condizioni per un vero dibattito democratico. La Presidente della Commissione nazionale per il dibattito pubblico (CNDP) ha dichiarato che non ci potevano essere argomenti esclusi, che la neutralità e l’imparzialità dei dibattiti dovevano essere garantiti e che il CNDP, e non un ministro o un responsabile politico, doveva essere il garante delle regole del confronto, nonché della redazione dei resoconti finali. Se qualche membro del governo volesse partecipare al confronto non potrebbe  presiedere la seduta né essere su una tribuna o al centro della sala. Il 25 gennaio scorso, Chantal Jouanno abbandona la gestione del “Grand débat”, denunciando che la Presidenza e il Governo, più che un vero dibattito, vogliono fare un “operazione di comunicazione”.

La vera democrazia, i GJ la praticano nelle assemblee, sui rond-points, non nei dibattiti televisivi o nelle tavole rotonde organizzate da Macron.

Il vero salto di qualità del movimento potrebbe risultare dalla partecipazione dei GJ allo sciopero indetto per martedì 5 febbraio prossimo dalla CGT e dal sindacato Solidaires. La CGT ha proclamato, infatti, per quella data, uno sciopero generale. Secondo il sindacato non sono le recenti misure annunciate dal governo in risposta al movimento dei Gilets Jaunes che possono dare una risposta alle emergenze sociali. I 57 miliardi di euro pagati ultimamente agli azionisti di grandi aziende francesi dimostrano la dimensione della ricchezza creata dai lavoratori. Al di là delle mobilitazioni dei cittadini che durano da molte settimane, è essenziale costruire un rapporto di forza, anche con lo sciopero, per imporre ai datori di lavoro la redistribuzione della ricchezza. La CGT invita dunque dipendenti, funzionari pubblici, giovani e pensionati, persone in cerca di lavoro, a mobilitarsi insieme attraverso scioperi e manifestazioni per ottenere un aumento del salario minimo, una riforma fiscale, la soppressione degli aiuti pubblici alle imprese, lo sviluppo dei servizi pubblici ed il rispetto delle libertà pubbliche a partire dal diritto a manifestare, diritto messo in forse dal Governo.

Nel contesto francese la giornata del 5 febbraio assume dunque un rilievo particolare. Il gilet jaune, Éric Drouet, uno dei leader più seguito (vedi il suo sito: “La France en colère”), ha invitato all’azione il giorno in cui la CGT ha indetto lo sciopero generale. Alcune forze politiche, incluse la France Insoumise e l’NPA (Nuovo partito Anticapitalista), hanno aderito a questa iniziativa. Sarà un test decisivo. Ci sarà questa convergenza delle lotte? Lo sciopero vedrà una partecipazione significativa? Sarà prolungato? Queste domande sono cruciali. Un successo della giornata del 5 febbraio aprirebbe una nuova fase della sollevazione cittadina che dura da undici settimane. Questa data – secondo Jean-Luc Mélenchon – dà la possibilità al movimento di compiere un grande salto verso i suoi obiettivi politici.

 

 

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