NOVITÀ NEL DIBATTITO DELLA SINISTRA FRANCESE

I sondaggi

 

La legge elettorale francese per le europee è proporzionale ma prevede una soglia del 5%.

 

Gli ultimi sondaggi:  LREM 21,5%, RN 21%, FI 12,5-14%, LR (gollisti) 14%, Debout la France (Cdx) 6%, Verdi 5%, PS 4,5%, Génération.s 3-4%, UDI (centristi) 3%, PCF 1,5%, I Patrioti (Destra) 1,5%, NPA 1%

 

Socialisti, movimento di Hamon, Verdi e PCF, divisi rischiano di trovarsi senza un eletto malgrado che insieme valgono tra il 13 e il 15%.

 

La divisione principale tra Hamon e la FI concerne l’Europa. Per il momento Hamon non è riuscito finora a conseguire nessun accordo di cartello né con i verdi né con il PCF. L’accordo appare oggi molto difficile con il PCF dove sta vincendo la linea “identitaria” di Chaussaigne (Vedi articolo).

 

La politica di Mélenchon

FI sta cercando di costruire dal “basso” una lista unitaria di sinistra. A tale scopo ha lasciato liberi 15 posti nelle sue liste per le europee, liste peraltro già pronte per quanto concerne i candidati della FI.

L’università d’estate del movimento (Marsiglia – fine agosto 2018) è stata aperta alla partecipazione di socialisti, comunisti, sindacalisti CGT e SUD, movimenti cittadini, ecologisti, femministe, trotskisti, perfino dei “Républicains”, la destra gollista.

 

L’attenzione è rivolta innanzitutto alla sinistra socialista (circa 20% dei voti congressuali nell’aprile scorso) diretta dal parlamentare europeo Emanuel Maurel e dalla senatrice Lieneman, ed al Mouvement républicain et citoyen (MRC) fondato da Chevènement, sinistra che si è scissa dal PSF (vedi articolo).

Ritorna dunque la parola “sinistra” nel linguaggio degli “insoumis”. Oltre alle classi popolari, infatti France Insoumise vuole aprire un dialogo con “le classi medie superiori “sapienti””, i ceti medi riflessivi diremmo noi. Maurel gli ha risposto auspicando “l’emergere di un nuovo Fronte popolare”.

 

Una preoccupazione anche elettorale perché le elezioni europee sono tradizionalmente snobbate dalle classi popolari, ed anche uno sguardo alle prossime presidenziali del 2022.

Per fare ciò Mélenchon ha precisato il suo discorso sull’immigrazione, criticando la politica migratoria di Macron, citando il caso Aquarius, complimentandosi con le Ong, parlando del “cimitero del Mediterraneo”, prendendo le distanze da alcune dichiarazioni sul tema del responsabile esteri, Kuzmanovic (vedi le interviste parallele di Autain e Kuzmanovic).

 

Più complicati i rapporti con il PCF, il cui attuale gruppo dirigente (Laurent, Brossat) ha sferrato un durissimo attacco (al limite dell’insulto) alla FI sulla questione dei migranti, al punto che la prevista delegazione di FI  alla Festa dell’Humanité è stata annullata. Peraltro questo gruppo dirigente è sempre più contestato dalla sua base. Il prossimo congresso del PCF a novembre vedrà lo scontro tra diverse posizioni. Una delle quali capeggiata dalla deputata Elsa Faucillon che spinge per l’uscita dai trattati europei e per un’alleanza con la France Insoumise. Mélenchon ha inviato una lettera aperta ai militanti comunisti per spiegare la sua assenza dalla festa dell’Huma ed invitarli ad unire gli sforzi.

 

Comprensione e rispetto – da parte del leader della France Insoumise – per le dimissioni del ministro dell’ambiente Hulot, denuncia dell’ecologismo neo-liberale alla Macron ed impegno della FI per la riuscita delle manifestazioni in tutta la Francia in occasione delle marce per combattere il cambiamento climatico.

 

Apertura (indiretta) anche verso i trotskisti che animano in Francia la locale sezione di Attac: “un saluto fraterno” per l’Università d’estate dell’organizzazione che si svolgeva a Grenoble in contemporanea con quella della FI a Marsiglia. Peraltro piccoli gruppi trostkisti hanno già aderito al movimento della FI.

 

Il dibattito interno alla FI sulle migrazioni

 

Il dibattito è venuto alla luce con due interviste parallele sul settimanale Obs dell’8 settembre scorso.

 

Mentre la deputata Clémentine Autain si diceva “non convinta dall’approccio di Sahra Wagenknecht” sulla questione dei migranti pur affermando di non conoscere bene il contesto tedesco e criticava Macron sulla legge fatta approvare dal Governo estremamente repressiva nei confronti di migranti e richiedenti asilo, accusandolo di essere sul tema vicino alla Le Pen.

 

Djordje Kuzmanovic, responsabile esteri di FI, presentato dal settimanale come “consigliere” di Mélenchon dichiarava che “il discorso di Sahra Wagenknecht è di salute pubblica”.

 

Dura la replica di Mélenchon che precisava che Kuzmanovic non era suo consigliere e che “il punto di vista che esprime sull’immigrazione è strettamente personale. Esso innesca delle polemiche che non sono le mie”.

 

Il dibattito è proseguito in seguito all’Appello del “Manifeste pour l’accueil des migrants” delle riviste Mediapart, Politis e Regards, sottoscritto dalla Autain ma non da Manuel Bompard, braccio destro organizzativo di Mélenchon. Il quale non lo ha firmato (vedi Mediapart del 28 settembre scorso) pur essendo d’accordo con gran parte del suo contenuto ed essendo contro la criminalizzazione dei migranti e l’Europa-fortezza, ma non condividendo l’idea che i flussi migratori  siano ineluttabili e si rafforzeranno nei prossimi decenni. Si deve intervenire, secondo Bompard, contro i processi predatori della globalizzazione, le guerre provocate dalle potenze imperialiste, il cambiamento climatico, a cominciare dalle pesanti responsabilità storiche ed attuali della Francia. Diversamente si contestano solo le conseguenze e non le cause. Certo, sottolinea inoltre Bompard, questi problemi non si risolvono in poco tempo e dunque esiste un problema di accoglienza e di inserimento che va governato.

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