FRANCE INSOUMISE DIVENTA POLO DI AGGREGAZIONE DELLA SINISTRA FRANCESE

Scissione dell’ala sinistra del PSF e divergenze in casa PCF

 

L’anno 2018 per FI è stato l’occasione per approfondire la sua tattica (egemonia ideologica a sinistra con un Gruppo parlamentare agguerrito, accento sull’auto-organizzazione), ma anche per procedere ad alcuni aggiustamenti. Maggior rispetto dell’autonomia dei movimenti (sindacati in primis)

per costruire un ampio fronte sociale e politico contro Macron, e nelle ultime settimane maggior apertura verso le altre forze politiche.

 

Ma per far sì che le prospettive politiche rimangano aperte è necessario che France Insoumise mantenga la sua egemonia politica a sinistra. Servono buoni risultati sia alle elezioni municipali (dove si pensa di avviare liste civiche) che alle europee. Deve dunque allargare la sua base sociale, ed a seconda delle situazioni adottare una logica di fronte delle sinistre oppure un orientamento più “populista” per federare il popolo.

 

Si deve registrare un certo successo della ripresa della mobilitazione sociale con la riuscita delle delle marce l’8 settembre scorso in tutta la Francia per combattere il cambiamento climatico e delle manifestazioni del 9 ottobre indette da una parte dei sindacati (CGT, Force ouvrière, Solidaires e le organizzazioni studentesche) per la difesa del modello sociale, dei servizi pubblici e dei salari.

Sul piano politico le novità più interessanti sono la scissione dell’ala sinistra del Partito socialista francese ed il dibattito precongressuale del PCF.

 

La scissione dell’ala sinistra del Partito socialista

 

Emanuel Maurel (eurodeputato) e la senatrice Marie-Nouelle Lienemann (ex- ministra responsabile degli alloggi) hanno annunciato sabato 13 ottobre la loro uscita dal PSF. Non si tratta di casi individuali ma, come affermato da Maurel, di una vera e propria scissione. La corrente “Unione e speranza” del partito socialista aveva infatti ottenuto il 19% dei voti all’ultimo congresso. Ora escono “numerosi militanti, centinaia di quadri e di eletti su tutto il territorio nazionale”. Secondo Maurel “il PS non corrisponde più all’idea che m’ero fatta del socialismo. Il suo scopo è la difesa degli interessi delle persone umili. La strategia per corrispondere a questo obiettivo è il raggruppamento delle forze di sinistra. Il PS ha perso di vista sia l’obiettivo che la strategia”.

 

Maurel accusa i dirigenti socialisti (intervista a Le Monde del 13 ottobre) di non sapere trarre le lezioni dall’esperienza fallimentare del quinquennio della presidenza Hollande. Alcuni di loro arrivano – denuncia l’eurodeputato – fino a vedere nell’ex-presidente, che ne rappresenta il principale responsabile, un potenziale salvatore.

 

L’orizzonte è quello di un avvicinamento alla FI: “Mélenchon ha ottenuto circa il 20% dei voti all’elezione presidenziale 2017, il suo movimento è dinamico, il suo programma attraente. Occorre fare con loro un lavoro per convergere”. Questo riavvicinamento deve avvenire, secondo i due esponenti della sinistra socialista, nel quadro di un “nuovo fronte popolare”.

 

La prima tappa a gennaio prossimo sarà la costituzione di una “sinistra repubblicana” con il Movimento repubblicano e cittadino (MRC) fondato da Chevènement, per poi fare fronte comune per le prossime elezioni europee. Il MRC nasce nel 1993 da una scissione del partito socialista in disaccordo sull’adesione al Trattato di Maastricht. Nel 2014 asseriva di avere 4.000 aderenti.

 

Emanuel Maurel condivide pienamente l’impostazione di Mélenchon sull’immigrazione, sull’Europa, sulle proposte per una modifica delle istituzione repubblicane e sulla laicità. E’ un erede della sinistra marxista e della tradizione giacobina.

Questo riavvicinamento segnala come il movimento di Mélenchon tenda a raggruppare i delusi dal PSF e non solo. Potrebbe indicare la strada ad altri, in particolare nel Partito comunista, insoddisfatti dal ripiegamento identitario dopo l’esito del voto dei militanti comunisti che hanno assunto testo base per il congresso quello presentato dal deputato André Chassaigne.

 

Verso il congresso del PCF

 

Dal 4 a 6 ottobre scorsi i comunisti francesi si sono espressi per scegliere il testo che dovrà servire da base per il prossimo congresso che si terrà a fine novembre. Quattro i testi in competizione. Ha votato il 61% su un totale di 49.467 iscritti (erano circa 80mila nel 2008). Quello di Chassaigne (“Manifesto del Partito comunista del XXI secolo”) ha raccolto il 42% dei voti battendo il documento del segretario uscente (Pierre Laurent) che si è dovuto accontentare del 37,8% dei suffragi. Il terzo documento (“Per una primavera del comunismo”) con circa il 12% dei voti è il documento dei deputati Elsa Faucillon e Stéphane Peu, orientato ad un alleanza con la France Insoumise. Infine, l’ala più ortodossa ha conseguito l’8%  dei suffragi. Il prossimo segretario potrebbe diventare Fabien Roussel che si era pronunciato anche in passato contro un alleanza con FI.

La sconfitta della segreteria uscente e la costituzione ufficiale di correnti interne, rappresentano delle novità assolute per i comunisti francesi. Viene punita la linea ondivaga di Laurent e della sua segreteria sulle alleanze del partito. I militanti hanno preferito una linea politica che riaffermi l’identità del glorioso PCF. Il rischio più evidente è l’isolamento e, in particolare, il rifiuto dell’alleanza per le europee con il movimento Génèration.s di Hamon. I nuovi dirigenti hanno inoltre concezioni del tutto diverse sull’ecologia, sul nucleare, sulla caccia o sul veganismo.

Un assist notevole per la FI, l’unica forza di sinistra francese che è sicura di raggiungere il quorum del 5% da sola (sia pure integrando nelle sue liste altri pezzi della sinistra).

La larga vittoria degli “identitari” potrebbe spingere i più filo-FI a lasciare il partito e ad avvicinarsi al movimento di Mélenchon. I sottoscrittori del documento “Per una primavera del comunismo” hanno qualificato il risultato come “una cattivissima notizia”. Per Elsa Faucillon che critica le alleanze del partito a geometria variabile (spesso con i socialisti) per salvare dei posti,  l’avvenire dei comunisti rimane quello di fare fronte comune con la FI. Per ora la battaglia è in seno al partito, ma fra qualche mese si vedrà.

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