Alberto Benzoni – Intervento Assemblea di Roma

8 Settembre 2018

Come ogni iniziativa politica- e la nostra lo è in sommo grado- dovremmo tutti sottoporci, qui e ora, a quello che definirei l’esame finestra. Immaginare cioè la presenza al nostro convegno di una o più persone ( il numero non conta) che ci dicano più o meno questo “avete detto questo e questo; ma adesso, cosa intendete fare ? “. Una domanda cui dovremmo, nel caso specifico, rispondere chiaramente e con urgenza. Non foss’altro perchè siamo alla vigilia di un appuntamento di cui nessuno ha parlato ma che è per noi, come per tutti, decisivo: quello delle prossime elezioni europee.
Un appuntamento destinato, a partire da oggi, a cambiare totalmente la propria natura. Sino ad oggi le elezioni europee, al di là della retorica ufficiale che le accompagnava, sono state sostanzialmente un sondaggio di opinione tale da misurare il grado di popolarità dei singoli governi. Un sondaggio di cui si prendeva atto, ma non più di tanto: salvo a mandare a Strasburgo una serie di addetti ai lavori che non avevano nessun fiato sul collo; e che, anche per questo, erano liberi di procedere, con il pilota automatico e in clima consociativo, nella costruzione dell’Europa che oggi conosciamo.
Oggi, invece, è cambiato tutto. Perchè le elezioni della prossima primavera saranno un referendum sull’Europa: e, attenzione, lungo un discrimine che non è quello descritto da Bruxelles: democrazie liberali contro populisti tendenzialmente rosso-bruni. E nemmeno quello prospettato dai Salvini e dagli Orban: difensori della sovranità, anzi della identità nazionale contro le prevaricazioni di un’Europa governata da èlites burocratico-cosmopolite. Perchè si riassume nella divisione tra coloro a cui piace l’Europa così com’è ( che tra l’altro è l’Europa dell’ordoliberismo ma anche degli stati o meglio di alcuni tra loro) e coloro che vogliono cambiarla. E cambiarla non chiedendogli, con le dovute maniere, di mutare le sue regole, di consentirci di interpretarle in modo creativo o magari di diventare altro da quello che è e non può che continuare ad essere. Ma con una lotta politica, internazionale e internazionalista di non breve periodo.
Contro chi dovremo combattere ? Cntro i trattati, certamente. Ma anche contro le classi dirigenti europee e, nel nostro caso, anche nazionali, che li hanno interpretati nel segno dell’orodliberismo, dell’atlantismo cieco e aggressivo e, più in generale nella chiusura paurosa e imbelle rispetto agli attacchi che provengono da ogni parte al modello e conomico-sociale e alla vocazione pacifista su cui è stata costruita l’Europa. Su questo mi richiamo all’intervento di Lionello Cosentino che condivido pienamente.
Non a caso, allora, e mi avvio a concludere, alla crisi di questa Europa corrisponde quella delle famiglie politiche che di questa crisi sono state le principali responsabili e, in particolare, della nostra.
Se oggi i vari Macron ci invitano alla “Union sacree”contro i barbari ( e su di un tema, quello dell’accoglienza dei migranti) su cui hanno la coda di paglia lunga così); e se, particolrmente qui da noi, molti, dal Pd a Leu, si dichiarano disposti ad aderire a questa Santa Alleanza ( con l’inevitabile condimento di un antifascismo opportunamente rispolverato) è segno che qualcosa è venuto meno, che uno degli elemento fondamentali della nostra cultura politica è scomparso dall’orizzonte. E, quello che è peggio, con il nostro consenso, se non con la nostra complicità.
Personalmente, ritengo, e con questo chiudo che questo qualcosa, si chiami socialismo o, se preferite, socialdemocrazia reale. Per intenderci, quella che ha accompagnato la vita di generazioni da più di due secoli a questa parte, con un corredo di lotte e di indicazioni di fondo che sono oggi di grande attualità.
“Socialismo o barbarie”. Lo disse Rosa Luxemburg. lo hanno ripetuto, anche in un contesto del tutto diverso i teorici del ’68. Possiamo ripeterlo noi, a cinquant’anni data e, ancora, in un contesto diverso. Quello in cui l’abbandono del socialismo da parte di coloro che avrebbero dovuto esserne gli interpreti e i difensori, sta producendo lo scontro tra èlites e popolo; leggi appunto la barbarie.
Saremo in grado, allora, di rimette in campo, questa cultura e questa forza politica in occasione delle prossime europee, magari “raccogliendo dal fango le bandiere che altri hanno lasciato cadere”? Questo sarà il nostro vero esame finestra.

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